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Pencak Silat

Originario dell'area geografica indo-malese, il Pencak Silat è una delle arti marziali più interessanti mai create dall'uomo, nonché una delle più complesse e variegate: esistono infatti diverse centinaia di stili, uno per ogni isola e per ogni villaggio, sembrerebbe.

Spesso ispirato all'imitazione dei movimenti degli animali, è caratterizzato da posizioni e movenze legate alla parte più istintiva dell'essere umano. Culla di una tribale arte marziale, l'Indonesia in tutte le sue isole, infonde nella tradizione più pura del Pencak Silat elementi di scienza del combattimento , connotando in un solo termine sia il kung-fu cinese che le discipline giapponesi. Oggi si contano più di 250 stili diversi, i cui nomi possono derivare dall'area geografica, città o distretto, oppure da un animale, un principio spirituale o combattivo, così come dal nome di una persona o di un'azione.

Tra gli altri possiamo citare: Perisai-diri-silat , deriva dal karate stile shotokan. Kateda , influenzato dagli stili giapponesi. Harimau, Menangkabau, Podang, Sterlak, Lintau e Kumango, Silat di Sumatra. Tjimande, Serak, Tjikalong e Tjigrik, stili di Java: costringono il combattente a muoversi in chiusura contro l'avversario in una posizione diritta. Undukayam Silat, prende il suo nome dai movimenti che mimano quelli di una gallina che graffia la terra. Seitia Hati, che vuole dire "cuore fedele" è chiamato per rappresentare un principio spirituale. Mustika Kwitang, come il distretto di Kwitang nella città di Jakarta. Serak, dalla persona che fondò lo stile. Menangkebau Silat, come il relativo gruppo etnico abitante in Menangkebau una delle tre aree a maggiore diffusione in Indonesia.

Sterlak Silat, è chiamato come una qualità e vuole dire "attaccare con forza". Harimau, In questo sistema, il modello del movimento del combattente deriva dal comportamento della tigre (da cui il nome Harimau). Lo stile di Pencak Silat Harimau in particolare, sembra essersi sviluppato nella parte ovest dell'isola di Sumatra, e sembra sia lo stile che ha ispirato e influenzato tutti gli altri.

Il termine Harimau in indonesiano antico vuol dire tigre, i lottatori di questo stile si ispirano alle movenze e alla forza di questo animale. Brutale, selvaggio e imprevedibile sono invece quelli che meglio descrivono l' estrema efficacia e lesività delle tecniche del sistema Harimau: un caleidoscopio di rotture, prese, rotolamenti e finalizzazioni che annichiliscono ogni avversario.

Lo stile è estremamente cruento, infatti come la tigre quando attacca afferra la preda per mangiarla così i lottatori afferrano i propri avversari e, tramite un particolare sistema di proiezioni e colpi, li annientano. Le posizioni adottate durante il combattimento sono quelle tipiche dell'animale umano e le tecniche e le strategie sono così insolite da lasciare spiazzati e disorientati.

L' "Harimau" è uno stile di lotta che prevede il combattimento con più avversari spesso in un campo di battaglia; si dice che: "Harimau non fa prigionieri", infatti preferisce rompere gli arti o il collo e passare al prossimo avversario, ci sono anche tecniche di intrappolamento, ma sono utilizzate quasi sempre per raggiungere delle posizioni di superiorità per poter "strappare" le parti dell'avversario.

Solitamente gli organi interessati a queste cruente azioni sono i genitali, la carotide e gli occhi. Anche l'allenamento è particolarmente pericoloso, per questo deve essere insegnato solo a lottatori esperti Praticato principalmente in Sumatra ovest all'interno dell' etnia Minankabau e permeato dal poetico misticismo dei Sufi islamici è probabilmente la più esoterica tra le arti marziali, per sua intrinseca natura rivolto a pochi e ricco di insegnamenti sconosciuti ai più, non solo in occidente ma anche in oriente Le armi Dall'intreccio di culture diverse l'Indonesia ha collezionato anche svariati tipi di armi di tutte le dimensioni.

Armi di origine indù o cinese, o dalla forma curvilinea chiaramente importate dagli arabi hanno arricchito il patrimonio autoctono.

  • Bastone lungo "Toya", lancie Armi lunghe
  • Bastone e diversi tipi di spada o di machete "Golok"
  • Armi di media dimensione
  • Coltelli di diverse misure fino a quella minima in cui il manico ha un anello che serve per fissarlo al ditto (più comunemente chiamato Kerambit o Karambit)
  • Armi corte
  • Frusta
  • Armi flessibili "Taléiltra": si usa una punta fissata a una corda (probabilmente dovuta a influenze cinesi) e si impiega per contrastare attacchi armati, confondendo l'azione o imbrigliando braccia, gambe e testa dell'avversario
  • Cerbottane con dardi avvelenati, usati soprattutto nelle isole Celebes Armi da lancio Arco e freccia, usati ancora oggi con grande abilità sull'isola di Sumbawa "Kriss": a Giava e Bali, l'abito da matrimonio non è completo se dalla cintura non spunta una bellissima arma della lama ondulata
  • Armi sacre "Cabang" (sai in giapponese): figurano in molti simboli che contraddistinguono le scuole di silat e sono usati con grande abilità soprattutto dagli stili di influenza Indù Il Sarong, abito tradizionale del popolo indonesiano Il Sarong consiste in un tessuto avvolto attorno alla vita che si presenta come una lunga gonna. Un tempo veniva indossato dal popolo indonesiano come abito tradizionale da entrambi i sessi: oggi, con l'introduzione dei pantaloni, si preferisce utilizzarlo come abito di cerimonia. Oggi, avere il sarong sopra i pantaloni è un segno per identificarsi con la cultura indonesiana; per la pratica delle arti marziali, sono stati inoltre re-introdotti i costumi tradizionali per contraddistinguere le diverse scuole in caso di competizioni o dimostrazioni al pubblico.

    Nell'area di Minangkabau, ad esempio, è indispensabile avere il sarong sopra i pantaloni e indossare un copricapo.